Riabilitazione > Neuromotoria > Tecnica Kabat

Questa tecnica, sviluppata da Kabat negli anni tra il 1946 ed il 1951 è stata completata ed arricchita da due fisioterapiste: Margaret Knott e Doroty E. Voss. Ha avuto origine dall’osservazione dei movimenti compiuti nello sport e nella danza. Infatti le prerogative affinché un movimento possa dare, nell’ambito di queste attività, un risultato qualitativo sono soprattutto l’armonia, la coordinazione, la forza, la velocità e la precisione. Kabat osservò che  i movimenti venivano compiuti seguendo delle linee diagonali rispetto all’asse sagittale del corpo e che, in questi movimenti diagonali, avveniva una rotazione.Egli dimostrò clinicamente, e ciò, fu confermato in via sperimentale, da Gellhorn e collaboratori, che i muscoli delle estremità e del tronco sono raggruppati insieme funzionalmente in schemi specifici composti da movimenti diagonali-spirali che combinano tra loro flesso-estensioni, abduzione-adduzione e rotazioni. Un singolo muscolo o un movimento isolato non è praticamente mai usato nel compimento dell’attività volontaria.Una analisi accurata di questi movimenti rivela che la direzione del movimento non è in linea diretta ma diagonale.Quindi, dalla grande quantità di combinazioni osservate nei movimenti, Kabat ne’ estrapolò un certo numero configurandoli in schemi diagonali-spirali che perfezionò ad uso terapeutico e classificò come “schemi base”.
Questi schemi portano il muscolo da uno stato di massimo allungamento e quindi di farli contrarre secondo le loro linee di forza  migliori, esprimendo così la loro potenza ed armonia, per farli arrivare al massimo accorciamento. Inoltre si può facilitare la risposta volontaria di un muscolo deficitario per mezzo di uno “schema “ di tutto un arto posto sotto resistenza. L’eccitazione di un muscolo paralizzato attraverso uno “schema“ provoca una risposta simile a quella dell’irradiazione dei riflessi.L’ irradiazione, che viene scatenata dalla resistenza massimale ad un movimento, e’ uno dei fenomeni più importanti che si sfrutta in questa metodica.La resistenza massimale viene usata quindi ai fini di ottenere una sequenza per enfatizzare. La sequenza per enfatizzare è quel certo comportamento motorio nel quale il fisioterapista individua le componenti forti di uno schema, le pone sotto massima resistenza nel punto in cui agiscono con massima forza e potenza e ne riceve così un’irradiazione per poter stimolare e facilitare la risposta nelle componenti più deboli dello stesso fulcro o di altri fulcri vicini o lontani.Una volta che il fisioterapista ha la sensazione di aver scatenato l’irradiazione e di averla pilotata verso le componenti più deboli, mentre con una mano fissa o fa muovere leggermente le componenti forti contro massima resistenza, con l’altra facilita le componenti deboli con uno stiramento, con un comando verbale, con una stimolazione manuale, a cui se possibile si oppone resistenza.
Per quanto riguarda i muscoli del facciale, innervati dal VII paio di nervi cranici, possiamo osservare che le fibre muscolari hanno un andamento diagonale e quindi è possibile usare delle traiettorie diagonali a cui si possono aggiungere tutte le stimolazioni propriocettive di base ed in particolare lo stiramento, la resistenza massimale, il contatto manuale ed il comando verbale. Ciò è possibile in quanto a livello dei muscoli del facciale l’irradiazione è particolarmente facilitata per la peculiarità dell’innervazione che è doppia e che permette di ottenere risposte tali da essere assimilate a quelle ottenibili nell’ambito di un arto preso singolarmente.

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