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Il metodo considera il recupero dopo la lesione come un processo di apprendimento in condizioni patologiche, parte dal presupposto che qualunque movimento ha un significato conoscitivo in quanto serve a mettere in contatto l'uomo con la realtà circostante. Il metodo è chiamato anche “Esercizio terapeutico conoscitivo”  e dà la precedenza al momento della presa di coscienza delle varie esperienze sensomotorie da parte del soggetto, senza rinviarle a tempi successivi e senza fare ricorso a costrizioni meccaniche o riflesse.
Nel trattamento si distinguono una fase del colloquio, dove si ricercano le motivazioni più adeguate al soggetto da trattare, parlando con il paziente o i suoi familiari; una fase del rilassamento dove ogni movimento viene proibito attraverso la mobilizzazione passiva; una fase della mobilizzazione passiva guidata, utilizzata per costruire il movimento corretto attraverso particolari accorgimenti; una fase della motilità attiva, che consiste nel far partecipare volontariamente al movimento senza scatenare alcun schema patologico.

Tale metodo si propone di osservare le relazioni che esistono tra i vari livelli organizzativi superiori ed il livello organizzativo periferico e di mettere in relazione ciò che è quantificabile come muscoli e ossa e ciò che non lo è, come attenzione, memoria, intenzionalità.
Il movimento viene considerato non come una somma di tante contrazione attivate volontariamente o per via riflessa, ma come il risultato di processi messi in atto da un sistema che interagisce con l'ambiente secondo le proprie necessità con una stretta relazione tra reclutamento muscolare ed elaborazione delle informazioni.

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